LA PSICOFISIOLOGIA

La psicofisiologia è il ramo della psicologia che si occupa delle basi fisiologiche dei processi psicologici.

È, per definizione, una disciplina-ponte tra fisiologia e psicologia: gli psicologi sono interessati alla comprensione del significato simbolico/autobiografico di una sensazione come l’ansia i fisiologi si occupano dei sistemi di input/output di determinate aree del cervello legate ad essa.

Uno psicofisiologo cercherà di collegare i due ambiti.

Questa disciplina è particolarmente utile nello studio della psicopatologia perché offre misure non verbali di stati e processi psicologici.

Storicamente, la maggior parte degli psicofisiologi tendeva ad esaminare le risposte fisiologiche e i sistemi organici innervati dal sistema nervoso autonomo. Più recentemente, grazie agli avanzamenti tecnologici, gran parte della ricerca in psicofisiologia si è dedicata al sistema nervoso centrale esplorando i potenziali evento-correlati (ERPs) le onde cerebrali ed il neuro-imaging ed i relativi risvolti fisiologici, psicologici e comportamentali.

La psicofisiologia è strettamente correlata quindi al campo delle neuroscienze e delle neuroscienze sociali, che si occupano principalmente delle relazioni tra eventi psicologici e risposte cerebrali.

La complessità dei collegamenti tra il cervello, la funzione fisiologica periferica e il rischio di malattia è notevole e i modelli lineari si sono rivelati insufficienti per approciarla.

La psicofisiologia è una delle «pietre miliari» della psicologia clinica ed è di primaria importanza per capire come l’esperienza psicologica e sociale può influenzare sia la salute che la malattia. Le principali tematiche analizzate includono la definizione dei processi attraverso i quali fattori psicosociali come la disuguaglianza e l’isolamento sociale influenzano la malattia; la comprensione di come le risposte emotive e comportamentali possono modificare i modelli di reazione fisiologica e contribuire alla resistenza e alla vulnerabilità; la definizione delle modalità tramite cui la conoscenza psicofisiologica può essere sfruttata per la prevenzione e la gestione della malattia.

IL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO

L’insieme delle funzioni che sono fuori dal nostro controllo volontario sono regolate dal sistema nervoso autonomo (SNA).

Quest’ultimo, innervando gli organi interni e le ghiandole, consente l’adattamento dinamico dei nostri parametri interni (frequenza cardiaca e respiratoria, sudorazione, temperatura, tensione muscolare, ecc.) agli stimoli ambientali, preservando l’omeostasi.

Le sue due componenti sono: il sistema nervoso simpatico, che si attiva in risposta a una situazione di allarme, lotta o stress, e il sistema nervoso parasimpatico, che al contrario rappresenta la normale risposta dell’organismo a una situazione di calma, riposo e assenza di pericoli. La capacità del nostro organismo di modificare il bilanciamento verso l’uno o l’altro sistema, è un meccanismo fondamentale per preservare l’equilibrio dinamico che sta alla base della salute. Se questo dinamismo adattativo viene meno in favore dell’attivazione cronica di uno o dell’altro sistema, si innesca un processo di “logorio sistemico”, primum movens della condizione patologica. Da ciò deriva la grande importanza di avere oggi uno strumento scientifico come la HRV, in grado di diagnosticare e quantificare lo stato di attivazione cronica del SNA, elemento fondamentale da tenere sotto controllo sia in fase di prevenzione che di gestione della malattia.

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IL SISTEMA NERVOSO CENTRALE

IL SISTEMA NERVOSO CENTRALE

Le Neuroscienze hanno dimostrato come alla base di tutti i nostri pensieri, emozioni e comportamenti ci sia la comunicazione tra neuroni all’interno del nostro cervello.

Le attività cerebrali non comprendono perciò soltanto comportamenti motori relativamente semplici come camminare o mangiare, ma anche tutte le complesse attività cognitive, che noi tendiamo a mettere in relazione con comportamenti essenzialmente umani, come pensare, parlare, apprendere, ricordare e, al limite, creare un’opera d’arte.

Il corollario che discende da questa consapevolezza è che tutti i disturbi del comportamento che caratterizzano le malattie psichiatriche, siano essi disturbi affettivi (dei sentimenti) o della sfera cognitiva (del pensiero), rappresentano alterazioni delle funzioni cerebrali.

Il compito delle neuroscienze è quindi quello di spiegare il comportamento in termini di attività cerebrali; di spiegare cioè in che modo miliardi di singole cellule nervose operino nel cervello per determinare la comparsa di comportamenti e in che modo queste cellule possano venir a loro volta influenzate dalle condizioni dell’ambiente che le circonda, ivi compreso il comportamento di altre persone.

L’elettroencefalografia quantitativa (QEEG) è tra le metodologie più avanzate ad oggi disponibili per mappare l’attività cerebrale in maniera rigorosa e non invasiva.